giovedì 2 settembre 2010

Dedica

Voglio condividere con voi le battute di un film che ho appena visto... perché in questo momento, di fronte alla pila di scatoloni in cui è raccolta la mia vita di quest'ultimo anno e mezzo, di fronte al dilemma "dove, come, quando, con chi cercare casa", e dopo un'intensa giornata di lavoro, c'è solo una cosa di cui avrei davvero bisogno...
"Dear baby,
I hope someday somebody wants to hold you for 20 minuts straight,
and that's all they do.
They don't pull away, they don't look at your face, they don't try to kiss you.
All they do is wrap you up in their arms and hold you tight without an ounce of selfishness to it."
(Caro figlio,
spero un giorno qualcuno di voglia abbracciare per 20 minuti consecutivi,
senza fare altro.
Non ti spinge via, non cerca di guardare il tuo volto, non cerca di baciarti.
Tutto quello che fa è di avvolgerti tra le sue braccia e stringerti forte senza un briciolo di egoismo)
da "Waitress"

bye, bye
Chiara

martedì 31 agosto 2010

Traslocare che stress!

Giuro che la prossima volta do' tutto ai poveri!
Lo spostamento ad Harlem è stato abbastanza faticoso e articolato e se penso che a breve dovrò rispostare tutto, mi vien male al cuore.
Da sola non ce la potevo fare - troppa roba! - quindi avevo chiesto al mio collega, Juan Carlos (Carlitos per gli amici), se mi dava una mano. Inizialmente il piano era che il trasloco l'avremmo fatto di domenica, il 29, ma poiché l'appartamento di Sami non era pronto fino a lunedì 30 avevamo rimandato al martedì, il 31. Avevo chiesto a Wilson (colui che al lavoro gestisce spedizioni, furgoni e quant'altro) se potevo prendere il prestito uno dei furgoni e Carlitos l'avrebbe guidato, da casa mia vecchia a quella nuova, poi da là fino al lavoro. Non che io non sappia guidare, ma New York non è proprio come Imola e non mi pareva il caso di battezzare la mia prima guida su suolo americano con un tipo di mezzo che non ho mai guidato. Tutto pareva organizzato, quando lunedì dopo pranzo chiedo a Carlitos come rimanevamo per il giorno dopo. Lui mi fa: "A ma io domani non posso, mi iniziano le lezioni questa settimana... proprio domani!" "COSA?!?!?!?!?!", quindi in due e due quattro ci siamo organizzati per il giorno stesso, da lì a poche ore... peccato io dovessi ancora finire di inscatolare tutta la roba! Ma non è tutto. Sembrava procedere tutto per il meglio, quando Carlitos mi fa "... mi sa che ci dobbiamo sbrigare perché l'ultimo autobus utile per tornare a casa ce l'ho alle 11 (di sera)" - erano le 21:30 e stavamo ancora caricando roba sul furgone, ed il piano prevedeva che lui guidasse fino ad Harlem, mi aiutasse a scaricare la roba, riportasse il furgone in ufficio e poi da lì andasse a prendere l'autobus - in altre parole una MISSION IMPOSSIBLE.
Com'è andata a finire? Che una volta ad Harlem è dovuto correre a prendere la metro, perché altrimenti rischiava di perdere l'autobus.
Quindi io mi sono scaricata tutta la roba da sola... avevo solo 28 scatole/oni, 3 valigie, 5 sporte, il sacco della roba sporca, 1 chitarra, 1 bici, 1 telaio del fouton dell'ikea, 1 computer. Roba da niente insomma. Ci ho messo la bellezza di un'ora e mezzo ed ero sudata come dopo un partita di calcio (io rinomata calciatrice che voi tutti conoscete e ammirate).
E ovviamente questa mattina ho riportato io il furgone al lavoro... ma questo non mi è dispiaciuto affatto, anzi, è stata una figata... ovviamente per evitare il traffico sono partita alle 7, l'alba per NY, mi sono fatta tutta la 5th avenue verso sud passando di fianco al Guggenheim, al Metropolitan, poi giù per la settima passando da Time Square, svolta a destra in Barrow Street e dopo pochi isolati ero arrivata. Che magia guidare un furgone per NY! Unico particolare quasi del tutto irrilevante, avevo parcheggiato in divieto di sosta... per fortuna Wilson è arrivato in tempo e lo ha spostato prima che passassero a lasciare un ticket. Eh sì, tutto è bene quel che finisce bene...

vostra se-mi-va-male-da-food designer-guiderò-furgoni Chiara

...da uptown con furore

Allora, e' ufficiale, ho traslocato! Eh si', dopo ben 1 anno (e vi giuro mi sembrava ieri) mi sono spostata dalla bellissima Lower East Side alla bruttissima Harlem... Ah ah ah ah ah ah! Scherzo! Nessuna delle due e' bella e nessuna delle due e' brutta. Diciamo che il LES (lower east side) mi piaceva molto, ma molto di più' e che Harlem mi piace molto, ma molto di meno... per intenderci il LES e' una delle zone in cui si esce di più' la sera (week end o no che sia), molto giovane, piena di locali, piena di gente artisticamente sui generis (quindi per me very very cool); harlem e' harlem, cosi' come la vedete nei film... molto colorata, sonoricamente e olfattivamente molto stimolante (e si va dagli olii super dolci venduti nei banchini per strada, all'odore della marijuana che qui sembra se la fumino al posto delle sigarette) ma anche un po' quartiere povero... Perché' mi sono spostata allora? E' semplice: casa mia era molto, ma molto piccola (era one bedroom apartement con il living room convertito in seconda camera da letto, ovvero spazio per spaparanzarsi sul divano a guardare la tv o avere gente a cena quasi del tutto inesistente). Per un anno mi e' andata di lusso perché' la mia coinquilina non c'era quasi mai (ha il moroso a pochi isolati e restava a dormire da lui 6 gg su 7), quindi era quasi come vivere da sola. Da settembre pero' lei si trasferiva definitivamente dal moroso, perciò' ho pensato che invece di adeguarmi ad una nuova coinquilina in quella piccolissima casa, era meglio trovarmi una sintemazione Più' consona, confortevole e comoda.
Peccato che questa volta non abbia giocato per niente d'astuzia! Ovvero ho avuto parenti in visita fino al 20 di agosto (e colgo l'occasione per salutarli :)) e quindi mi sono dedicata seriamente alla ricerca della casa solo dopo che se ne erano andati tutti... che equivale a dire che 10 gg non mi sono bastati per trovare una sistemazione decente. Perciò' non mi e' restato altro da fare che chiedere ospitalità' alla mia amica Samira che per l'appunto sta ad Harlem in una casa davvero grande e confortevole (AC, lavatrice, asciugatrice, cucina enorme, etc). E se volete sapere com'e' la casa vi e' sufficiente guardare le foto su fb di tutte le feste a cui di recente sono stata (tipo quella hawaiana). Sara' ed e' una soluzione temporanea, quindi rimanete sintonizzati per saper quale sarà' la prossima location.

vostra molto, ma molto Chiara

domenica 25 luglio 2010

Siamo rimasti un po' indietro...

...con gli aggiornamenti, chiedo perdono, ma sono stata super busy.
La notizia più bomba che ho da darvi (vi prego campane suonate!) è che finalmente ho trovato lavoro, e che lavoro! Sono talmente felice che mi sento di aver vinto la lotteria! E questo è il mio lavoro: food designer, ovvero lavoro nel design department di una delle più rinomate ditte di catering di ny! Cosa faccio di preciso? Scelgo come il cibo che la cucina prepara venga presentato ai parties in base al tipo di richiesta del cliente (moderno, rustico, elegante, monocolore, etc) e la scelta della presentazione varia dal tipo di vassoio a come organizzare gli eventuali tavoli del buffet e tutto quel che ne consegue. Sembra banale, frivolo, inutile, ma vi assicuro che quando si arriva a pagare 300 dollari a testa per quello che da noi verrebbe definito "un semplice rinfresco", il cliente vuole che sia tutto perfetto e che si curi pure il vassoio con cui il cameriere serve le tartine (e ovviamente questo non può essere semplice e scontato come quello che avrebbe potuto usare lui a casa sua). Quindi è tutto un pensare a modi originali ed inusuali con cui ideare nuovi vassoi, come combinarne diversi tipi insieme, etc.
In più cosa super super fica è che lavoro a stretto contatto con i cuochi, tanto stretto che non solo il mio "ufficio" è accanto alla cucina, ma anche "stretto" nel senso che mi rendono partecipe alla creazione dei piatti (questo è super positivo, ma se pensate che quando si cucina qualcosa di nuovo lo si assaggia, la linea potrebbe risentirne). Altra cosa super cool è che oltre all'ideazione dell'allestimento mi spetta spesso anche la realizzazione, soprattutto se si tratta di cose un pelo complesse (e credetemi, diventa tutto complesso quando su un tavolo ci sono più di 3 piatti). Quindi vado in loco (al party) per assicurarmi che tutto venga sistemato come da mia idea... e perciò mi capita di andare in posti super cool che altrimenti non avrei modo di vedere (ad esempio giovedì avevamo un party per la NBC che si svolgeva su una delle terrazze del Rockefeller Center con vista diretta sulla St. Patrick Cathedral!)
Quindi che dire, ho finalmente un lavoro creativo, multitask, attivo, dove posso mettere a frutto tra le altre cose anche la mia italianità (si sa che quando si tratta di cibo gli italiani sono considerati i numeri uno)... spero solo di non prenderci troppo la mano con tutti gli assaggi che mi fanno fare :P!

vostra hey-hi,-my-name-is-Chiara,-I'-m-a-food-designer-:)

martedì 22 giugno 2010

Lo dicevo io che sono avanti

Ieri mattina, mentre andavo in biblioteca per trovare concentrazione e refrigerio ho incrociato un gruppo di bambini sui 5 anni che insieme alle maestre stavano andando al parco. Alcuni di loro stavano cantando una canzone: "We will, we will rock you!". Troppo avanti!

vostra quasi totalmente sciolta dal caldo
Chiara

domenica 13 giugno 2010

Dalle stelle alle stalle

Con indosso il vestito da sera di raso nero, le scarpe con tacco alto color oro ramato e la macchina fotografica in borsa pronta ad immortalare "il momento", giovedì sera sono stata alla cena di gala per i 30 anni della NOIAW (national organization Italian American women) niente popò di meno che al Woldorf Astoria. I biglietti avevano un prezzo di base di 300 dollari e il menù della cena era ideato da Lidia Bastianich, famosa cuoca italiana (per intenderci ha una catena di ristoranti, una linea di prodotti gastronomici, un programma televisivo, innumerevoli libri di cucina, e altro ancora). Io ero lì per recensire l'evento.
Tutta la serata è stata per me sopra le righe... tutte persone molto ma molto facoltose - consoli, onorevoli e commendatori - location da capogiro, cena da gambero rosso. Ma il momento più esilarante c'è stato per me sul finale. Ospiti della serata erano anche Renée Taylor e Joe Bologna, ovvero l'attrice che impersonava zia Assunta della tata Francesca nella sitcom "La tata" con marito (anche'esso attore). Bene, mi ci sono ritrovata in ascensore ad evento finito, faccia faccia con Renée, tanto vicino da poter notare il trucco colato e da poterle contarle le rughe intorno agli occhi. Dopo due battute scambiate con il suo amico sulla natura del cesto che aveva vinto all'asta, si gira verso di me, una veloce squadrata e mi dice "Mi piace il tuo vestito!".
Con fare da furbetta, sussurrandole in un orecchio quasi a svelare un segreto le dico "H&M, 25 dollari!"
e lei "Comprato di recente?" - che spettacolo! Io e la Renée a scambiarci tips su vestiti economici! Wow!
In compenso venerdì sera l'ho passato a raccogliere acqua putrida da sotto il lavello della cucina - tubo rotto in due punti. E sabato mattina a sostituirlo facendo avanti e indietro dall'hardware store ben 3 volte.
Se la prossima volta perdo una scarpetta alla cena di gala è ufficiale, sono la Cenerentola del 2010.

vostra io-che-la-zucca-la-metto-nel-risotto
Chiara

domenica 23 maggio 2010

Pensavo certe cose succedessero solo nei film

Venerdì sera con Stefano, Davide, Elena e Giovanni (vedi post precedente per capire chi sono) siamo andati al Rooftop Films, ovvero la visione di underground movies sul tetto di un palazzo. Nel caso specifico si trattava di 6 cortometraggi e il palazzo era la scuola superiore di design LOMA. Il titolo della serata era Hopelessly Devoted e tutti e sei i cortometraggi erano di carattere romantico. Ad iniziare la serata la performance live di un gruppo locale. La platea era formata da circa 350/400 posti, praticamente tutti pieni.
Prima dell'inizio della proiezione uno degli organizzatori, un ragazzo giovane sulla trentina (forse anche quarantina) è andato sul palco per il discorso di rito: ringraziamenti agli sponsor, ringraziamenti ai partecipanti alla serata, introduzione al tema dei cortometraggi:
"...il tema di questa serata è l'amore, quindi single in cerca di una relazione: per voi potrebbe essere la sera giusta per trovare l'altra metà; persone già in una relazione: dite al vostro partner come vi sentite a proposito della relazione... io ad esempio sono in una relazione e la mia ragazza è qui con me... Jennifer, vieni qui!"
Jennifer è salita sul palco.
"Tu sai quanto io ti amo, che ogni giorno ringrazio di essere con te, che farei tutto per te e so che tu faresti tutto per me..."
Il ragazzo estrae una scatolina nera dalla tasca.
"Jennifer, vuoi sposarmi?"
UUUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Da lì in poi ci sono stati 5 minuti di urla, fischi, applausi chi più ne ha più ne metta! Io mi sono commossa e a stento ho trattenuto le lacrime... sono un'inguaribile romantica, lo so, ma vi assicuro che negli anni ho cercato di aprire gli occhi alla realtà: tutte le volte alla fine di un film a lieto fine mi ripetevo che "certe" cose succedono solo nei film e che era bene non cominciare a fantasticare troppo... ma dopo questo episodio come si fa a non fantasticare e a non sperare?

the best dreamer ever
yours Chiara